viaggio
 

Non ci penso alle discese troppo ripide © Isabelle Maite

 
Non ci penso alle discese troppo ripide
e i pericoli li fumo col pensiero
l'istante dopo averli vissuti.
Dopo il rumore del caffè
che continuo a confondere col treno.
Invadenti le presenze
nella mia vita interiore
che entrano, senza guardare
se il tetto sopra è intatto o sta franando.
Resto ferma, immobile, davanti al più improbabile degli scenari
e guardo. e vedo cose succedere, persone passare e mentre le osservo
me le racconto, sovrapponendo il tempo al tempo
fino ad arrivare ad un orgasmo verbale interno
dove nessuno ascolta-
Non importa il senso
ci sono cose che non hanno bisogno di appigli, nessuna spiegazione
perchè non c'è niente da comprendere
un tratto di profilo estraneo, la curva di un naso dantesco
sul viso lucido di un asiatico; una bambina che corre
alle gambe di sua nonna che sta piangendo
ci sono cose che devono restare libere.
 
 

Solo un orologio © Max Ruvini

 
Solo un orologio,
occhio bianco e tondo,
segna il tempo.
Misura la tristezza,
senza armi né partenze,
senza addii né
ritrovamenti.
Aggomitata ad una
finestra,
il mento nella mano,
una ragazza guarda
dove vorrebbe rimanesse
la sua ultima speranza,
piena di cose ignote
la notte che passa
e non si ferma.
Non sei la donna
che sono venuto a cercare,
come se fossi in città
l’unica donna
in riva al grande fiume.
La vita è simile ad un
lenzuolo
che si raggrinza
sotto la pelle nuda sudata,
ed è per noia che cerco
di riempire questi vuoti,
ricucendoli col filo del
ricordo.
In un mosaico colloco le
tessere,
ad una ad una, sul
sottofondo
di un viaggio da
incominciare.
 

Spazi infiniti © Woodenship

 
Spazi infiniti
Che ancora dormivo
furtivo un bacio di sole
arroventò la guancia.
Sfuggente, la foschia bassa
pungeva con aghi sottili.
Infine, desto tra le dune
prono tra gli steli radi
prestai orecchio ad Oceano
raccolsi le poche cose
e seguii l'infinità degli spazi.
 

Quel che rimane della vita © Pinotota

 
Remote strade sfumano
tra esistenze
e grovigli di ricordi
mai la certezza del non tornare
lasciandosi dietro i tepori
di case e di amori
o gelidi ghiacci mattutini
e fumosi canali di nebbia.
M'immergo nel profondo silenzio
di letargici segmenti
di cose d'altri tempi
che con gli occhi d'allora
ancora guardo.
È il tempo di volgersi
ad altre strade ed altri incroci
intersecando altri percorsi
intrecciando altri destini
da porti diversi a diversi approdi
e di quel che rimane della vita
la tremenda attesa...
 

Viaggio nel silenzio... © raggiodiluna

 
Seduta a bordo della Lancia Libra, al mio solito posto anteriore destro, sbuffo, come sempre,. Odio la cintura di sicurezza.
La statale, Palermo-Messina è uno spettacolo, segue tutta la costa e il paesaggio è mutevole, dall'azzurro cupo, del nostro splendido mare di Dicembre, al verde ramato della parte collinare.
Il silenzio, all'interno di quest'auto mi assorda, mi avvolge la mente, vorrei uscire fuori e sentire il vento.
I miei occhi, oltre il finestrino, rincorrono i prati, la natura dorme, avverto il suo silenzio ma questo silenzio non mi disturba.
La solitudine della natura è essenzialmente silenziosa.
Osservo le due montagne all'orizzonte, è curioso pensare che due montagne possono trovarsi fianco a fianco per milioni di anni senza mai potersi avvicinare, mentre due estranei possono valicarle, incontrarsi a valle e condividere il loro mondo interiore.
Questa separazione nella natura è un'espressione di maggiore solitudine,
mi sento come una delle due montagne, esattamente quella di destra.
Giro lo sguardo, attraverso il cielo e mi tuffo nel silenzioso mare.
Il mare è un godimento per lo sguardo dell'uomo, la costa è un teatro di fluidità.
Quando il pensiero è intrappolato, è rasserenante camminare sulla spiaggia, e poter accogliere in noi il ritmo delle onde. D'estate lo faccio sempre, cammino, cammino, non mi stanco mai di camminare a piedi nudi sulla sabbia, il mare libera la mente imprigionata e ogni cosa si scioglie e fa ritorno a se stessa, le false divisioni vengono attenuate, liberate, guarite.
Il mare è il solitario per eccellenza, ha il suo grande spazio ma non può mai vedere se stesso; neanche la luce che ci consente di vedere ogni cosa, può vedere se stessa: è cieca.
Rientro in macchina, il clacson di un sorpasso mi scuote, passa, va di fretta, è un'auto con gli sposi.
Ma guarda! proprio gli sposi. Quanti progetti stanno portando con loro? Auguri! Viva gli Sposi! Fra vent'anni vorrei incontrarli ancora, chissà, anche sulla statale Palermo-Messina.
La nostra solitudine è diversa.
A differenza della natura, nella mente dell'uomo c'è uno specchio che coglie ogni riflesso. La solitudine umana è cosi poco solitaria... è un luogo di grande affinità e tensione. Entrando in essa, entriamo nell'appartenenza e nell'unità con noi stessi. Nessuno al di fuori di noi può sentire la profondità e l'eterno celati nella nostra solitudine.
Nessun altro può vedere il mondo come lo vediamo noi, ne sentire la vita come la sentiamo.
Restare fedeli alla nostra vita richiede un impegno che deve essere costantemente rinnovato e la nostra anima che è stata costretta a rifugiarsi in un'area isolata, soltanto lì può aver cura di se stessa, del proprio ritmo e forse della propria voce.
Guardo ancora il mare, mi confonde. Mi rituffo dentro, cerco di macchiarmi tutta del suo colore, m'imbratto come un pennello impazzito per ridare lo stesso colore alla tela che sto cercando di reggere dentro quest'auto che sfreccia... silenziosa.
 

erano pollice e indice © sellyselly

 
erano pollice e indice
a distanziare vedute di corpi
a stabilire grandezze al celeste
a scandire il tempo nei sogni
Una messa a fuoco dell'occhio
un inganno del cuore
Ora misuro l'ampiezza dei gradi
il profumo di orbite e ciglia
con un tasso alcoolico appena sopra lo zero
Mi arrendo alla forza di gravità
come una goccia sconsacrata
e perdo attimi regalando al cielo
lo schiocco delle dita senza l'eco
Forse da lassù è tutto un giro di valzer
o forse solo un gioco di luci
per far piangere il cielo

di occhio in occhio
inzuppata del tuo uni verso
fusa in un silenzio ad oltranza

viaggio
 

Passi di notte impettita © giullare della morte

 
Passi di notte impettita di umidita' ode un uomo che gironzola attorno a una statua posta nel centro cittadino cercando parole di un passato rigonfio di felicità
e i passi sempre più forti entrano nell'udito del maestrale che si aquieta come un bimbo che gioca con l'ingenuità calamitando nei suo occhi l'incredulità che tra un po' di anni diverrà paura
e i giornali pieni di rime di civiltà svolazzando in ogni dove fermandosi ai piedi di sedie di quel bar che ha visto passare decenni e decenni
amori e lacrime
passione e logorio
genuità e indifferenza
sangue e spumante
odio e solo odio e sempre odio
e dentro la chiesa si parlava e si parla ancora di amore mentre la mano dei fedeli si purificano dei loro tradimenti davanti agli occhi di chi l'ha ricevuti
e i passi della notte non si sentono piu' con le nuvole a essere corvi vaporosi che sputano miserie sul capo degli abitanti che si abbracciano davanti a un barbone scambiandosi baci di plastica mentre la domenica scivola noiosa come un amore sul finire in questo paese dove anche la notte tra poco avrà paura di camminare....
 

La strada corre © rinaldoambrosia

 
La strada corre, un ponte verso attimi futuri, verso l'ignoto. A passo lento o sul mezzo meccanico, il panorama muta con il variare della velocità, con l'accelerare dei pensieri. Le immagini concretizzano la fisicità del tempo e il viaggio prende forma fra terra e cielo. Istantanee che si fissano sulla retina, che il pensiero confronta con l'ideale di bellezza, formatosi nei primi anni della scoperta della vita.
Il tempo è un'installazione che il pensiero detta. Vedi su quel gran schermo che è la mente un alternarsi di luoghi e di genti. Cerchi latitudini su una mappa che è quella che accompagnerà la tua storia. Il viaggio interiore è un percorso parallelo con il panorama che ti avvolge e ti segue tra i sentieri della mente dove l'immagine si fa dipinto.

Il mare si infrange sulla scogliera. Senti il muggito delle onde, la loro potenza esplodere, vedi il bianco della schiuma sollevarsi e ricadere pesantemente sull'acqua scura. Lei, immobile sul bordo della scogliera, osserva il mare. E' una figura avvolta dal vento e dai gabbiani. Ti avvicini. Si volta, sorride e dice. - Ti aspettavo.

L'asfalto è una striscia scura che corre come un'ombra sul prato. Sembra un copertone sfibrato e disteso a terra. L'impressione è quella di una corsa. Sfilano i prati, i monti, le nuvole. La montagna di Sainte-Victoire è là, fuori dallo studio di Cézanne; sembra un volto sdraiato che osserva il cielo. Il suo naso accoglie il profumo della lavanda e del fieno. Ma le tele affollano lo studio del Maestro. Pezzature di colore che vanno oltre al souvenir. Istanti. Il viaggio riporta sempre all'essenziale. Anche nel belletto della notte. Ogni cambiamento implica percorsi nuovi, con una precisa armonia nel tempo in cui vengono vissuti.

La cattedrale con i suoi pilastri, capitelli e archi attrae nella sua dimensione del silenzio. Dalle sue vetrate policrome si riversa una pioggia di colori. Il verde dei campi e l'azzurro del cielo sono risucchiati in quel bagliore di luce. La pietra è viva, vibra. Una perfetta simmetria d’archi si sviluppa in una fuga architettonica. Una sospensione fra terra e cielo. Sul terrazzo, in una teoria di pinnacoli e di doccioni dalla forma di mostri, Lei è là, chimera tra le chimere. Il vento le sfiora i capelli. Lo sguardo fermo sull'orizzonte. Si volta, sorride e dice. - Ti aspettavo.

Il viaggio ha un peso specifico più leggero delle emozioni, o forse l'atemporalità dei luoghi lo rende tale. C' è una aspettativa di bellezza, un volerla ricercare anche nelle pieghe dei giorni, in quell'album di luoghi sconosciuti.
I visi si sovrappongono all'eco delle loro voci. Sono i compagni di viaggio. Individui incontrati su un percorso, su una rotta parallela. Pasti condivisi in comune, scanditi nel lasso di tempo tra un luogo e l'altro. Sono nomi e voci di lingue e di culture diverse. Istanti di immagini coagulate sul sorriso, linguaggio universale come il paesaggio e il colore.
Ai margini del viaggio, una cartolina o un biglietto d'auguri per le festività. Una valigia affollata di momenti e luoghi che virano al ricordo.
É all'interno degli ambienti più raccolti, che l'emozione si arresta per lasciare spazio all'essenziale; all'assimilare e al farsi permeare lentamente dall'aura del luogo, come impalpabile polvere depositata sull'istante.

Il viaggio, come una marea, riporta a galla luoghi e distanze di giorni sommersi. E il ritorno si accompagna con un forte senso di estraniamento nel ritrovare i gesti quotidiani. Alla fine del viaggio, chiudi la valigia spingendo dentro tutte le ore trascorse, i luoghi visitati, e poi, premendo sul coperchio, tutte le persone conosciute, quel gran mare di gente.
Leggi la scritta dell'etichetta che contrasta netta contro i graffi della valigia. “passeggero su questa terra”.

Sulla soglia di casa, nell'istante che grava all'imbrunire, Lei è ferma con lo sguardo lontano. Si volta, sorride e dice.
- Ti aspettavo. Come...
non sai chi sono? Non l'hai ancora capito?
Io sono la tua vita.
 

Sono un clandestino © luccardin

 
Sono un clandestino
senza biglietti e documenti
ricercato dalla noia
che uccide la vita e i sogni.
Viaggio su un treno a vapore
che solca il cielo e il mio cuore
lasciando segnali di nuvole
per non respirare solitudine.
Nei suoi vagoni
raccolgo sogni e tante stelle
spesso scendo
alla fermata dell’amore
e scrivo poesie senza parole.
Chissà se è importante
incontrare se stessi
quando la vita
dura solo un istante
e il silenzio
è nell’immenso che porta lontano
in quel viaggio
che non tornerà più indietro.
Ora il tempo
è anche lui solitudine
un punto disperso nel cielo.
 
Tutte le poesie partecipanti vai a
 
 
Progettazione grafica e web editing: Anna De Vivo