catullo
 

© Antonella Iurilli Duhamel

 
Intimità scuoiata, esposta al giudizio del sole,
si offre nella sua sfacciata vulnerabilità.
Mostra la pelle esasperata a sangue da inganni e falsità.
Basterà un fiore a ricordate il rosso tradito di un amore mai nato?
 
antonella
 

© sellyselly

 
ti ero ombra addosso
spalla infallibile e nuda
spilla al petto
camicetta aperta su ogni stagione
ma cercavi un sorriso altrove
un bene minore da coccolare
occhi da intingere in nuovi catini
un modo sfumato per dirmi l'addio
e ora, in questa seconda di copertina
a leccarci tagli ribelli
parlando del tempo che fa
e di qualche bulbo dopo la neve
 

© stefania stravato

 
come non ci fosse un domani / mi guardi
mi lasci
andare / tornare
ferita / a sangue
di poesia / dalle albe
affidate al mare
in bocca il cuore / gli occhi lunghi
tra un arcobaleno / e la neve
perché mille lenti minuti dura / a volte
l'ardore triste / di un altro amore
sei dunque / tu / ciò che volevo
da prima di ogni non più
sentirti ai fianchi
una sillaba / il mio nome / tra le tue dita
e le stelle brevi / di dicembre
nessun attimo / di vero amore
deve andare perduto
sei dunque / tu
custode di baci ignoti / che pure mi sai
remota / altrove
ad aprirmi / di mille morsi gravi
e tra le labbra / già oscura
la delizia dell'addio / che saremo
poi / si morirà / appena un po'
di quel rosso / amaro
fermo in gola.
 

© 'O Malament

 
Devi essere impazzita, Lesbia
Per corrermi dietro così
Ovunque, con chi, vado.
Non faccio in tempo a lavarmi, vestirmi
Ungermi i capelli con il grasso delicato
Del montone
Farmi oliare il corpo dal mio schiavo
Preferito e già tu suoni alla porta, chi è?
Si, chi è?
Che errore averti dato il foedus.
E sei sempre a parlare, parlare dell’amministrazione
Delle tue proprietà, delle tue sorelle
Dei loro amanti, mariti, cognate, di sgroppate
Furenti, dove il cielo pare perdersi nel mare
Il sole nella luna, e le stelle, dopo aver brillato
Metamorfizzarsi nell’oro della tua fronte e dei tuoi bracciali.

Poi stai, ai piedi del letto, ore e ore a guardare nel vuoto
E dici tu sei un vero poeta, uno che le donne le capisce
E tra te e te pensi al manzo di stanotte, a come t’ha rovesciato
Sul talamo, uno qualunque di una casa qualunque, abbassandoti la chioma corvina sul cuscino nella notte.
Cos’era un gallo cisalpino, lacedemone, illiro, un numide, transilvanico?
Chi ci capisce più nulla con questa globalizzazione.
E parli e parli e parli e chiedi che smalti, che vermigli, ai piedi, che carbone

Usare per i conati dell’intestino, come mandar via quelle macchie che son venute nelle mani. Come, quelle rughette a zampe di gallina ai lati degli occhi, della bocca.E se lo Ziguhlì che t’hanno recentemente nominato, proveniente dall’Etiopia
Sia un mago del seno o un impostore, una pietanza con la carne tipo gulasch, un poco più leggero
Senz’aglio o la solita cagata che nessuno ti si può avvicinare.
È una caramellina, Lesbia, di nuova invenzione, ed ora, bella, chiedimi di nuovo perché scrivo di te con tanta
Passione. Perché, perché non saprei dove sbatter la testa, come fare il Poeta dell’amore, come farmi i soldi per comprare le ville, dove portare i miei fanciullini e fanciulline, dove dove dove, e come, difendere il mio buon nome.
Tu sei, per me, la più bella del mondo, e un amore, profondo, mi lega a teeeeeeeee.…
Il Poeta, Catullo
 

 © mariateresamorry

 
Biglietto d'amore...
Questa mattina fa veramente freddo. E non solo perchè me ne sto a piedi nudi, in pigiama, davanti alla finestra della cucina, mentre sento il sibilo del riscaldamento che s’è appena acceso. Sono le sette del mattino, del 15 dicembre. Questa notte ha fatto una forte gelata. La vedo attraverso i vetri. Il giardino di casa è sotto l’incanto della galaverna che ha addobbato tutti gli alberi. Fiocchi e festoni tra l’abete grigio e il tasso. E la neve soffice, ammucchiata al cancello di casa, mi dice che dovrò darmi da fare con la pala, se voglio uscire con la macchina. Perdo sempre molto tempo a pensare a cosa fare la mattina, ora che sono in pensione. Non so mai da che parte iniziare la giornata: tutto mi sembra prioritario, urgente ed invece mi attardo a pensare.
Spesso mi accorgo che la mattina è volata ed io ho solo sofisticato su come impiegarla. Mia moglie, se fosse con me, direbbe che sono un inconcludente, incapace di organizzarmi la giornata. Me li ricordo i rimbrotti di Eleonora circa le mie cattive abitudini. Ma aveva sposato un professore di lettere classiche, che cosa poteva pretendere? Uno che passa molto tempo nelle librerie e frequenta cinema d’essai. Da quando sono rimasto solo, ho cambiato in peggio molte abitudini. Tranne quella di fumare certe sigarette egiziane, con il filtro avvolto in carta dorata. Le ho scoperte leggendo un libro di George Simenon, uno dei suoi romanzetti su personaggi equivoci della provincia francese..Che forza quel Simenon! Per il resto ho ripreso a mangiarmi le unghie. Poi ho scoperto che la ciotola d’alluminio in cui mangia il vecchio labrador Bixio , è troppo bella per essere usata da un cane e me la sono presa io. Uso la ciotola sia per il pranzo che per la cena. Mi piace versarci di colpo la pasta calda appena scolata e condirla con burro fuso e formaggio. Ha i bordi così alti e spessi che non esce alcuno schizzo di sugo a sporcarmi la camicia.
In questa villetta, che un tempo era della mia famiglia,vivo solo da quando mi sono lasciato con Eleonora. All’inizio del nostro matrimonio sembrava che le piacesse. La casa è degli anni Venti, ha un bel giardino, qualche statua classicheggiante corrosa. Spendevo un capitale per riscaldarla tutta. Adesso mi limito al primo piano. Invece con il tempo questa casa cominciò a non piacerle. Eleonora diceva che era antica, nostalgica, persino…funebre. Cercai in tutti i modi di rendergliela gradevole, liberandomi di parte dell’arredamento un poco antiquato, ma prezioso. Mi ingegnai nell’ organizzare dei ricevimenti in giardino e qualche festicciola... Ma perché dico queste cose? Sono solo bugie. Non era della casa d’epoca che Eleonora si stancò, ma di me. Del mio modo d’essere, di fare che ella definiva grigio, scontato, senza stimoli. Certo: all’inizio della nostra storia Eleonora mi trovava interessante, sono un uomo colto, un buon conversatore. Ricordo come mi tempestasse di domande, voleva sapere tante cose, Eleonora…Però lentamente lei iniziò ad annoiarsi a morte. Le donne occorre sempre saperle interessare in maniera leggera e in qualche maniera divertire. Se non sai far sorridere una donna, se non la svaghi, la perderai molto presto…Vedevo che si allontanava, intuivo il suo distacco, ma la verità è che no ho fatto nulla per evitare la catastrofe.
Il giorno che cessò di rinfacciarmi la noia che provava al mio fianco, avrei dovuto allarmarmi e fiutare il cambiamento. Non seppi fare nemmeno questo. Perdetti Eleonora in pochi mesi. Usciva di casa sempre più spesso e rientrava sempre più tardi. Un giorno era per certe sue amiche che aveva ritrovato dopo tanto tempo, un altro per certi suoi impegni musicali in città.
Alla fine accadde che trovai il biglietto. “Quel” biglietto. Inequivoco. Suo. Parole amorose che a me non rivolgeva da tempo. Parole semplici, di donna innamorata. Ricordo come lessi il biglietto, lo rilessi, lo tenni un poco tra le mani e quindi lo ripiegai seguendo esattamente le linee della sua piegatura. Lo rimisi al suo posto sopra la consolle.
Solo più avanti riflettei sul fatto che quel biglietto, dal contenuto confessorio evidente, era rimasto troppo in vista, forse messo lì bell’apposta, quasi lo dovessi per forza notare e leggere. Possibile?
Nei giorni successivi alla scoperta, affrontai Eleonora per chiederle conto del biglietto. Ella negò tenacemente, diceva che lo aveva scritto per me, voleva inventarsi un appuntamento galante, per riprovarci, per riscaldare le mie abitudini coniugali troppo tiepide. Non le credetti e feci bene. Poiché dopo qualche tempo di silenzio totale tra di noi, un comune amico mi riferì di averla vista alla stazione ferroviaria in attesa di qualcuno. Un uomo giovane che era sceso dal treno con una valigetta. L’amico li aveva scorti scambiarsi un fuggevole bacio e poi, assieme,infilarsi in un taxi.
Ho rivisto Eleonora solo davanti al Presidente del Tribunale, per la separazione.
Ora vivo solo, da cinque anni. Vivo qui con il nostro cane Bixio ( che lei mi ha lasciato essendosi trasferita in un’altra città ) . Il cane sembra capire il mio stato d’animo, soprattutto quando mi vede bere direttamente dalla bottiglia, tracannando lunghi sorsi che mi danno un piacere incredibile. Bixio allora, mi guarda con il suo sguardo umido, agita la coda e uggiola addolorato.
Eleonora mi manca, o forse in generale mi manca il calore di una donna, un corpo femminile da stringere. Più per sfida verso me stesso e per un vago senso di dissolutezza, ho cercato talvolta qualche femmina. Due, tre volte credo.
Conoscenze occasionali che mi illudevo far riuscire importanti, ricominciando con grande pazienza a tessere una tela su me stesso, ad adattarmi. Il risultato è questo: sono solo, intimamente solo, in questa casa degli anni Venti con il cane, i miei autori classici le cui opere sono gelosamente raccolte nella libreria che fu di mio padre.
Adesso che non insegno più, mi resta il piacere di sfogliare qualche volta le pagine e allora mi lascio andare a declamare ad alta voce ora Saffo, ora Virgilio, ora Alceo, e con ciò facendo mi sovvengono gli anni degli studi universitari, i professori, i due licei dove ho insegnato, i visi dei ragazzi, dei miei studenti.
Leggo ogni tanto anche Catullo, quel carme 72 che da ragazzo mi incuriosiva perché mi pareva contenesse una grande verità: allora nulla sapevo di donne, ero innamorato di tutte e di nessuna. Mentre ora so che quel carme è solo un errore del poeta. Un tradimento non ti fa affatto amare di più e spezza le radici di ogni voler bene. Non sono mai riuscito a comprendere fino in fondo se ho provato solo delusione, offesa al mio orgoglio, senso di smarrimento per non essere più io il punto verticale dell'amore di Eleonora. Invano ho indagato, ho cercato di ricordare quale fosse stato l'ultimo gesto d'amore tra me e lei. Il gesto oltre il quale si chiudeva il cancello. Oggi so che recuperare la ferita , ricucire lo sfregio che un tradimento lascia – perché no? anche in chi lo provoca – non pretende solo una inumana capacità di perdonare, ma soprattutto occorre che la vittima si sforzi di non pensarci mai, di diventare abile nel ricacciare il pensiero indietro,tutte le volte che esso riappare provocato da un nonnulla. E allora riaffiorano le domande, i “perché”.
Ed è così tutte le volte in cui, nel silenzio della mia casa, avverto ancora il vago odore di Eleonora, rimasto sul sofà , allungato sui cuscini, nascosto dietro le tende. E pensando a lei, a dove e con chi possa trovarsi, mi rivedo intento a leggere quel biglietto d’amore, a rileggerlo, a ripiegarlo con cura. Un biglietto scritto per un uomo a me sconosciuto, da una donna che credevo di conoscere.
 

 © mao

 
Incatenate scelte alla svolta di un miracolo che si avvera, forse la scintilla di un infausto giorno di scoperte, prima il pianto della sopraffazione, poi avvertito un calore annidiato non so dove, trasale la mente plasticamente nel varcare quella soglia di gessata moralità rivangata al riflesso dell'oro, l'ego ferito. Non so dove.. il male avrebbe accigliato lo sguardo ad accentrare l'orgoglio incastonato in un pozzo sterile di mente seccata. Quando senti implodere l'istinto animale, al pensiero acceso che accanito di progetti smaliziati si nutre e distorce armonia in falsità, arrendevole preludio ad una scelta di vita migliore? Forse.
Peripatetici gli spazi di lettura aprono a sentimenti vaghi, ondivaghi onnipresenti refrein alimentano asimmetriche emozioni, scontranti risposte in binari desolati aspettano il loro turno per ansimare o ferire, mali remoti ignoti d'elisir concimano il fertile terreno della sconfitta, per assaporare l'estremo tentativo, non si pensa a quel che verrà, ignari o felici siamo anche stolti amanti della vita.
Poi soli o lune nere ad assolvere il tutto.. Scene già viste aperte al volgere d'un giorno diverso, quello che saggio, non aspetta e non tradisce la sua rotta per amore.
 
 
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